Intervista all'attore di 'C'è chi dice no'.
Paolo Stefano Ruffini (da sempre Paolino) nasce nel 1978 a Livorno, città che ama profondamente, in cui vive e dalla quale si allontana solo per esigenze lavorative.
Volto noto di MTV e di varie produzioni cinematografiche (le pellicole di Natale, ma anche ‘La prima cosa bella’ di Virzì’ e molti altri), Paolo è un artista a tutto tondo, votato allo spettacolo in ogni sua forma.
Tra qualche giorno vedremo Paolo nuovamente al cinema, dato che è uno dei protagonisti del film ‘C’è chi dice no’, di Giambattista Avellino, con Luca Argentero e Paola Cortellesi, in uscita nella sale italiane il 9 aprile.
In questa intervista, Paolo Ruffini ci racconta la sua vita all’insegna dell’amore per lo spettacolo.
- D Ciao, Paolo. Per rompere il ghiaccio: ci puoi rivelare in che modo ti sei trovato a lavorare nel mondo dello spettacolo? C’è stato un momento in cui l’hai ‘deciso’ oppure è capitato per caso?
- R No, non è colpa mia, infatti, te lo volevo dire subito (ride…). Io ho fatto un percorso particolare perché da scuola sono passato direttamente al cinema, nel senso che tanti anni fa feci un film che si chiamava ‘Ovosodo’ (diretto da Paolo Virzì, n.d.r.) e la prima cosa che ho fatto è stata proprio questa pellicola che prevedeva anche la partecipazione di attori importanti (anche Claudia Pandolfi, n.d.r.). Paolo venne a scuola mia a fare un casting e decisi di partecipare a questi provini perché fondamentalmente ero un grandissimo appassionato di cinema. Poi ebbi la fortuna di essere preso. Quindi è capitato, anche se io in realtà al cinema mi ero sempre avvicinato da ‘professionista’, nel senso che organizzavo proiezioni oppure, quando c’erano le cosiddette occupazioni, facevo sempre cicli di film cineforum, e poi quando ho avuto l’occasione di lavorare nel mondo del cinema l’ho colta al volo, perché poi da lì ho avuto molto, non tutto, ma tanto… Io ho fatto anche un altro mestiere, l’animatore turistico, poi sono andato a studiare regia a Roma, perché pensavo di voler fare il regista, e poi, quando sono tornato a Livorno, ho fatto l’impiegato comunale, e poi MTV… In realtà, l’amore per lo spettacolo è stato all’inizio più platonico, e adesso è diventato molto più ‘carnale’.
- D Hai parlato anche di MTV, dove hai una grande esperienza come conduttore di trasmissioni per giovani, ma hai fatto anche programmi come ‘Stracult’ e molti altri. C’è una differenza, a tuo modo di vedere, nel rapportarti con la televisione e il cinema, quindi anche con due tipi diversi di pubblico?
- R Si tratta di due linguaggi completamente diversi. Parlo di televisione, ma anche di teatro, visto che lo pratico molto. Quest’ultimo è sicuramente la forma più complessa e difficile per chi fa un lavoro come il mio, nel senso che per venire a teatro la gente deve uscire di casa, prendere l’auto, cercare parcheggio, e pagare anche tanti soldi. Insomma, sceglie e giustamente pretende… La televisione è a metà tra il teatro e il cinema ed è il mezzo che la gente subisce leggermente di più, e che assorbe in maniera diversa. Io mi ricordo che Corrado era grandissimo perché diceva: “Noi entriamo nelle case degli italiani ed è giusto entrarci in punta di piedi, con educazione”. Il cinema è paragonabile al buttarsi con il paracadute, perché è una cosa che richiede una grandissima concentrazione, ma se sbagli qualcosa, c’è sempre il modo di recuperare. In definitiva, ti posso dire che la cosa che sogno e a cui ambisco di più, ma alla quale bisogna arrivare più preparati è il cinema. Detto questo, mi piace tantissimo condurre una trasmissione in tv e riuscire ad avere tanta gente a teatro. Credo nell’importanza di tutti e tre questi mezzi di comunicazione, perché alla fine puoi sempre comunicare qualcosa alla gente… Ad esempio, un film popolare come quello di Natale è qualcosa che ti permette moltissimo di entrare nella vita delle persone, che tiene compagnia a molta gente ed è una tipologia che mi sono accorto ha una valenza ed un significato grandissimo per tante persone.

- D A proposito dei ‘cinepanettoni’, quest’anno il dibattito a tal riguardo ha avuto grande risonanza. Nella tua esperienza cinematografica, hai recitato spesso nei film di Natale (Natale a New York, Natale a Rio, Natale a Miami…). Ci puoi dire cosa pensi della ‘querelle’ sorta in questi ultimi mesi sulla validità di queste pellicole?
- R Guarda, la trovo molto sterile, nel senso che mi sembra paradossale. Io credo che ci sia una punta d’invidia da parte di gente come i giornalisti (senza offesa e con tutto il rispetto per chi fa il vostro mestiere), che si scaglia contro una macchina che non è ‘da guerra’ ma da intrattenimento, che tutti gli anni puntualmente incassa cifre stratosferiche e sulla quale è veramente scomodo, a volte, sparare… Mi sembra anche un pochino stupido: è come se uno andasse da un bambino che legge Topolino e gli chiedesse: "Che diavolo leggi? E’ la storia di un topo, i topi fanno schifo…”. Insomma, alla fine se tanta gente decide che vuole andare a divertirsi al cinema, e vuole andare a vedere un prodotto leggero, esce tutti gli anni soddisfatta, e ha speso 28 euro per stare con tutta la famiglia a trascorrere un pomeriggio di festa, io non capisco che male ci sia. Credo che il cinepanettone sia uno dei prodotti più onesti che esce durante l’anno in Italia, e credo che ci siano prodotti in tv con molte più parolacce rispetto ai film di Natale. A volte succede anche di vedere a ‘Matrix’ e a ‘Porta a porta’ gente, come i politici, che le usano per far ridere, sdrammatizzare. Io poi penso che la volgarità risieda più nelle persone che nelle parole, ci sono persone che sono volgari anche se ti dicono “Lasciami stare!”, ci sono persone che, invece, come Christian De Sica, non sono mai volgari, anche quando devono fare una ‘battutaccia’, la fanno sempre una grande ‘vis comica’. Alla fine, anche grandi maestri del passato, come Totò, sono sempre stati bistrattati dalla critica e sempre amati dal pubblico. Questo poi la dice lunga su quanta lungimiranza abbiano certi giornalisti…
- D Parliamo del film ‘La prima cosa bella’ (diretto da Paolo Virzì). Come ti sei trovato a girare una pellicola ambientata a Livorno, la tua amatissima città natale?
- R Benissimo, perché lavorare a casa è sempre piacevole. Nel film ho un ruolo un po’ più piccolo rispetto ai principali, anche se posso dire che sono ‘il piccolo colpo di scena finale’. L’ho trovato molto bello, è una storia d’amore diversa dalle solite storie di coppia, perché è un film su una storia d’amore di una famiglia, che è qualcosa cui sei legato da quando nasci. Il tocco di Virzì è un tocco d’autore, nel senso che riesce a raccontare una storia semplice con semplicità, ai tempi di ‘Avatar’ dove tutto è 3D, è complesso e artificiale. Si potrebbe fare un paragone tra una ricetta di ‘nouvelle cuisine’ e la ricetta del pane caldo: ecco, lui ti dà quest’ultimo. Inoltre, il film è girato in una città come Livorno dove la semplicità è un elemento molto importante, nel bene e nel male. E’ una città anarchica, folle, e al tempo stesso naturale.
- D Nel film interpreti il personaggio di Cristiano Cenerini, un ruolo molto interessante ma insolitamente ‘serio’. Possiamo dire che si tratta di una parte in cui hai messo in gioco tutte le tue capacità interpretative, mostrando un lato nuovo e forse anche più ‘adulto’ rispetto ad altri film che hai girato in precedenza?
- R E’ stata una scommessa bellissima. Io tenevo talmente tanto a questo film che mi sono fatto il provino da solo… Paolo Virzì lo conosco da diverso tempo, abita vicino a casa mia. Io lo incontro spesso per strada e lo saluto dicendo “Ciao Paolo”, ma quando esci da Livorno ti accorgi che giustamente è considerato un grande maestro e un grande autore, quindi nel momento in cui ti chiama, tu fai tutto per entrare nel suo film. Poi lui mi ha cambiato anche fisicamente, mi ha tagliato la barba… Insomma, ho recitato in un ruolo un pochino più serio, con delle linee un po’ più drammatiche, e ti dirò che mi son divertito. Che non sia davvero che nell’interiorità di ciascun comico brillante non ci sia poi anche la lacrima... Essere diretti da Virzì è un grandissimo vantaggio, e poi c’è il fatto che il personaggio era ‘ganzo’, come si dice dalle nostre parti, perché è un ‘bel nodo’ all’interno dell’intreccio del film…

- D Cosa ci puoi dire del film ‘C’è chi dice no’ di Giambattista Avellino (l’uscita è prevista per il 9 aprile), dove interpreti il co-protagonista accanto a Luca Argentero e Paola Cortellesi?
- R E’ un film che ho fatto con molto piacere perché ha una magia dentro. Ho lavorato con Luca Argentero e Paola Cortellesi… E’ un film speciale, perché si è creata una magia molto particolare tra noi tre, e anche con l’autore. E’ una pellicola che ha come tema ‘i raccomandati’, e credo che sarà una bella commedia ‘all’italiana’.
- D Domanda di rito: quali sono i progetti di carriera per il tuo futuro?
- R Per il cinema sono nel nuovo film di Fausto Brizzi, ‘Maschi contro femmine’, seguito da ‘Femmine contro maschi’, con un cast bellissimo (tra gli altri, Fabio De Luigi, Paola Cortellesi, Claudio Bisio, Luciana Littizzetto, Nicolas Vaporidis, Gabriel Garko, Alessandro Gassman, Nancy Brilli, Elena Sofia Ricci, n.d.r.). Una commedia davvero eccezionale. Poi sto lavorando molto per il teatro, e il 4 maggio debutteremo al Teatro Parioli di Roma con un musical che ho scritto e che si intitola ‘80 voglia di… ’80’, che ha come ambiente la scuola ed è un piccolo salto indietro nel tempo, come in ‘Ritorno al futuro’, con me comeprotagonista, che tornerò indietro negli anni ’80 e rivedrò i miei professori quando erano giovani… Invece, una cosa che mi piacerebbe fare è condurre un programma nazional-popolare, qualcosa di veramente ‘pop’. Mi viene in mente Corrado, penso alla Corrida, penso a un grande varietà televisivo.
- D Dunque, mantieni in vita le due anime che ti contraddistinguono, quella che ama il cinema e il teatro, e quella che ama la televisione, sempre a contatto con il grande pubblico.
- R Sì, esatto. Per quanto riguarda il cinema, io ho anche avuto la fortuna di recitare in alcuni film che incontrano il grande pubblico, nel senso che sono sempre più popolari. Con il cinema sono sempre stato molto fortunato, quindi la cosa che mi posso augurare è di andare avanti in questo modo, sperando di proseguire sempre così bene. Poi, in campo cinematografico ho già avuto la fortuna di lavorare con grandissimi professionisti, e quando lavori con queste persone chiaramente hai tutto da imparare. Parlavo prima di De Sica, ma anche Neri Parenti, Carlo Vanzina, Paolo Virzì, adesso Fausto Brizzi, e poi anche alcuni grandi attori, come la Cortellesi, Argentero…
- D Cosa puoi dirci del tuo sogno di diventare regista?
- R Si tratta di un sogno che avevo quando ero più giovane, a vent’anni, e non immaginavo che per farlo si deve avere una grande calma, una grande fortuna e una grandissima fantasia, molta di più di quanto potessi mai immaginare. Da grande – se mai diventerò grande – spero di poterlo fare ma devo ancora leggere tanto…
In questi giorni Paolo Ruffini è impegnato sia in tv (con ‘Fear Factor’ su GTX), sia in teatro (con il musical ‘Rent – No day but today’, Livorno, Teatro 4 Mori, 9-10-11 aprile; ‘Io doppio! Un bell’applauso!’, ad aprile e a maggio a La Spezia, Montecatini Terme e a Firenze; ancora con il musical ’80 voglia di…’80!’, dal 4 al 16 maggio 2010 al Teatro Parioli di Roma).
Per quanto riguarda il cinema, Paolo è appunto nel cast della pellicola ‘C’è chi dice no’, di Giambattista Avellino, con Luca Argentero e Paola Cortellesi, in uscita nei cinema italiani il 9 aprile.
Per altre informazioni su Paolo Ruffini, sul suo lavoro e sulle sue iniziative, visitate il sito www.nidodelcuculo.it.
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