Il docu-reality prefigura un'inquientante realtà tv?
Fino a che punto ci si può spingere per 'assecondare' il mezzo televisivo al giorno d'oggi? Questa è la domanda che si è posto il giornalista francese Christophe Nick, che ha realizzato lo scioccante documentario ‘La zone Extreme – Jeu de la mort’ (La zona estrema – Il gioco della morte), presentato al Roma Fiction Fest 2010 e andato in onda su La 7 lo scorso 8 luglio.
Il docu-reality è il risultato di un esperimento che ha coinvolto ottanta persone, selezionate grazie alla pagina di un noto giornale per partecipare ad un nuovo game-show di France 2. In studio, ciascun concorrente deve porre delle domande, appositamente predisposte dagli autori, ad un altro candidato che, in caso di risposta sbagliata, viene sottoposto ad una scarica elettrica che aumenta di 20 volts per volta, fino ad un massimo di 460 volts.
Durante il gioco, i concorrenti colpiti dalle scosse si dimenano, soffrono visibilmente e supplicano il ‘torturatore’ di turno di smettere con la sadica punizione, ma quasi tutti i loro ‘colleghi’ restano indifferenti alle richieste e, su sollecitazione della conduttrice Tania Young e del pubblico in studio, continuano ad infliggere le scariche elettriche ad ogni risposta errata.
Se c’è una consolazione in tutto questo, essa è rappresentata dal fatto che in realtà le scariche elettriche sono fittizie e i ‘torturati’ sono solo degli attori che fingono di provare dolori lancinanti. Il quiz, infatti, è un docu-reality choc, che mostra fino a che punto un individuo sia disposto ad arrivare se investito di un’autorità considerata legittima in una particolare situazione, come in questo caso la possibilità di ‘punire’ un’altra persona nel corso di un quiz televisivo con un mezzo che, in condizioni normali, nessuno penserebbe di usare.
Dal punto di vista sociologico, questo ‘esperimento’ trae le sue origini dallo studio sul rapporto tra sottomissione e autorità sviluppato dallo psicologo americano Stanley Milgram negli anni ’60, che dimostrò che il 62,5% dei soggetti analizzati nella sua ricerca, investiti di una certa autorità in un dato contesto, erano disposti a causare la morte di un altro individuo. Nel caso del docu-reality francese ‘La zona estrema – Il gioco della morte’, i concorrenti del quiz show che si sono resi ‘disponibili’ a torturare gli altri con scariche fino a 460 volts sono stati l’80%.
A questo punto sorgono inevitabilmente alcune domande che ci portano a riflettere su quello che al giorno d’oggi è il rapporto tra mass media e pubblico. Al di là delle considerazioni sociologiche, il docu-reality di Christophe Nick, la cui messa in onda è stata molto contestata in Francia, testimonia una realtà televisiva puramente immaginaria oppure prefigura la possibilità che un prodotto simile trovi veramente spazio, in futuro, sul piccolo schermo?
In altre parole, è davvero possibile che, prima o poi, quella che alcuni chiamano ‘la follia televisiva’ odierna oserà realizzare programmi tv finalizzati a trasformare gli esseri umani in carnefici e vittime, di fatto tutti indistintamente ‘schiavi’ della legittimazione (concessa da ‘sua maestà’, l’autorità televisiva) a torturare e a farsi torturare davanti a milioni di telespettatori?
Al giorno d’oggi la televisione esplora già luoghi impervi, talora oltrepassando i limiti del buon gusto e dell’accettabile. Ciò non accade solo con i reality show, additati come prodotti in cui alcuni valori tradizionali e apparentemente inattaccabili sono seriamente messi in discussione, ma anche con altri tipi di programmi che affrontano in maniera sempre più superficiale temi come il sesso, la violenza, ma anche l’amore, i conflitti familiari e via dicendo, che tuttavia nel contempo riscuotono grandi consensi da parte del pubblico.
In definitiva, è davvero questo l’unico modello televisivo vincente del 2000?
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